Search English (United States)  Italiano (Italia) Deutsch (Deutschland)  Español (España) Čeština (Česká Republika)
Wednesday, March 10, 2010 ..:: ATTIVISMO » Delfinari e Acquari ::..   Login
 DELFINARI E ACQUARI Minimize

E ormai ora di finirla con gli animali in "prigione!".



I delfini, come gli altri cetacei, in base alla norme Cites, non potrebbero essere detenuti a scopi commerciali ed esposti in pubblico nei delfinari. E’evidente che i delfinari facciano principalmente un uso commerciale dei delfini dal momento che si paga un biglietto per assistere ad uno spettacolo in cui i DELFINI, addestrati attraverso la deprivazione alimentare, sono costretti ad eseguire correttamente gli ordini impartiti dall'addestratore. Ed è altrettanto evidente quale sia lo scopo reale di queste strutture.

Da molti anni i delfinari cercano di dimostrare di effettuare ricerche scientifiche, per altro ormai obsolete, solo per poter riuscire comunque ad aggirare la legge e ad ottenere i permessi necessari per detenere i delfini.

Queste attività fungono da paravento per un ‘effettivo e congruo introito ottenuto dagli spettacoli.

Le ricerche prodotte ed effettivamente pubblicate sono infatti in numero assai esiguo, inoltre l‘ambiente e le condizioni del tutto innaturali in cui sono costretti a vivere i delfini, influiscono decisamente sul sistema biochimico dell‘animale, pertanto qualunque ricerca in cattività che coinvolga ricerche di tipo biologico ed istologico sono da considerarsi fortemente invalidate dalla detenzione.

Si possono invece esaminare tutti quei comportamenti che la cattività induce: i movimenti ripetitivi e stereotipati, le nevrosi, la spiccata aggressività intraspecifica, il classico galleggiamento a tappo“, il movimento del capo, l‘aprire e chiudere la bocca a scatti, le variazioni nell‘utilizzo del biosonar e infine si possono riconoscere i macroscopici cambiamenti della pinna dorsale che si ricurva palesemente. Si può constatare che comunemente i delfini sono aggrediti da micosi, ulcere gastriche, escoriazioni, problemi agli occhi ecc..

Infatti mentre i delfini in natura possono vivere dai 30 ai 40 anni,la loro vita media nei delfinari si aggira sui 5/7 anni.

delfino[1].jpg
Questo è un vero e proprio omicidio!

Anche Giorgio Celli,noto etologo,ha affermato che la nascita in cattività è problematica per gli animali,perchè quasi tutti subiscono stress profondi,le statistiche confermano che il 49% dei delfini in cattività nasce già morto,del restante 51%,il 22%muore nel primo mese,e fino al primo anno di vita la mortalità è ancora dal 22%.

I delfini, sono animali con una struttura sociale complessa e questa viene completamente devastata in cattività, vengono costretti esemplari appartenenti a gruppi familiari diversi a coesistere, cosa che difficilmente si verifica in natura.

Il normale territorio coperto da un delfino è mediamente di circa 250 chilometri quadrati (anche fino a500)che percorre ad una velocità massima di crociera di 30/40chilometri l‘ora, con immersioni fino a 300 metri, mentre in vasca è costretto in pochi metri cubi, non ha il controllo del suo territorio, dello spazio e del movimento, non può cacciare, non può esplorare, né può socializzare con compagni che si è scelto da solo. Tutto gli viene rigidamente imposto.

E'noto ormai come i delfini soffrano di stress psicologico simile al nostro e manifestino patologie d‘immunodepressione ed anche ulcere gastriche.


I delfini le orche i pinguini vengono addestrati esattamente come gli animali dei circhi.

L'addestramento avviene attraverso la deprivazione alimentare, e gli stessi trainer hanno dichiarato di controllare i delfini attraverso il cibo e di imporre dei rigidi comportamenti fino a quando il delfino non si"pieghi"definitivamente.

Sono note molte immagini rubate nei delfinari in cui si ritraggono i delfini in vasche di "contenimento" in cui rinchiudere gli esemplari che non rispondono positivamente all'addestramento.

Il discorso sugli acquari non è diverso da quello sugli zoo. Gli acquari sono gli zoo per pesci e per gli altri animali acquatici. Ma come un lupo (che percorre centinaia di chilometri alla settimana) soffre terribilmente dentro una gabbia o un recinto, così uno squalo o una testuggine soffrono terribilmente dentro una vasca. Nessuna vasca può essere grande come il mare, nessun muro di cristallo può essere adatto ad animali che vivono in spazi immensi.

Oltre alla sofferenza che gli animali subiscono in questi luoghi, è altamente diseducativo portare i bambini in questi posti. Certo, è vero che gli animali si vedono da vicino e ci sembra quasi di toccarli, ma i bambini devono imparare che gli animali non sono oggetti al nostro servizio, disponibili quando vogliamo vederli e giocare con loro. Non sono come le stoffe esposte sulle bancarelle del mercato, che possiamo toccare, rigirare, guardare e comprare. Rispettare gli esseri viventi vuol dire innanzitutto rispettare il loro mondo, le loro abitudini, la loro vita. Far conoscere ad un bambino un animale prigioniero vuol dire proporre come normale un modello di violenza del più forte sul più debole. E’ il rapporto tra chi guarda e chi è costretto a farsi guardare che implica l’accettazione della legge del più forte. Io sono un umano, sono più forte e intelligente di te, ti ho catturato, ti ho messo in una prigione e ora ti guardo come e quando mi pare. Questa è l’idea che viene trasmessa ad un bambino quando lo si mette davanti ad un animale che non vive nel suo ambiente naturale. Io sono un umano, sono curioso di conoscere il tuo mondo, provo a vedere se riesco a guardare come vivi, senza disturbarti, senza distruggere il tuo habitat. Questo è l’unico modo rispettoso per conoscere gli animali.
Certo, è difficile che tutti possano vedere un’orca dal vero; certo, non tutti possono andare sulla barriera corallina per vedere i mille colori dei pesci tropicali; ma questo non ci autorizza a imprigionarli.

I film e i documentari possono farci vedere in modo bellissimo questi esseri viventi, nel pieno rispetto della loro vita e della loro dignità. Inoltre solo senza modificarne la vita e le abitudini possiamo essere sicuri di conoscere veramente gli esseri viventi. Diventare invisibili, spiare silenziosamente, attendere nascosti per ore. Solo così potremo soddisfare la nostra curiosità, eventualmente scattare una foto e tornarcene felici senza aver fatto danni a nessuno. Questo vale per tutti gli esseri viventi, dal topolino di campagna al leone della savana, dal pettirosso che si posa sulla siepe vicino a casa alla grande balena che fa il giro del mondo ogni anno.

delfini2[1].jpg

Jaques Cousteau diceva "mi sono accorto che questi animali devono avere un livello di sensibilità che noi non possiamo comprendere.
Non ci si rende conto della sofferenza che si cela dietro queste prigioni,non ce ne rendiamo conto perché la natura ha dotato i delfini di un'espressione apparentemente sempre allegra,ma quel sorriso che vediamo è solo un sorriso amaro.

Solo boicottando queste prigioni,rifiutandoci di visitare delfinari e simili possiamo realmente contribuire al rispetto per la libertà, perché nessun delfino e nessun altro animale termini la sua preziosa esistenza con un ergastolo ingiustificato.

Gli acquari come i delfinari sono immorali, diseducativi e antiscientifici:

gli animali imprigionati sono alienati e non hanno nulla dei loro simili in libertà.
Non possiamo continuare a gioire e a divertirci della prigionia e della sofferenza degli altri esseri viventi:SE AMIAMO E RISPETTIAMO GLI ANIMALI, OSSERVIAMOLI NEL LORO AMBIENTE NATURALE E IN LIBERTA'.

Anche i delfini possiedono un cuore, un cervello, un'anima; sono in grado di provare dolore proprio perché sono intelligenti. E se è vero che nessun umano ha il diritto di maltrattare un altro umano, è anche vero che mentre l'umano può difendersi, il delfino no. E' un essere indifeso, la cui sola colpa è quella di essere nato in un mondo di mostri.


COSA PUOI FARE TU:

Non visitare e non far visitare i delfinari.

Partecipa alle manifestazioni, insieme a noi,

contro i delfinari.

 


 Print   
Copyright (c) 2000-2006   Terms Of Use  Privacy Statement
DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation